VERDE ORNAMENTALE E FORESTALE

 

BRUCO AMERICANO

Hyphantria cunea Drury

Bruco_Americano_Chiara.jpgCHI È

L’Hyphantria cunea è un lepidottero originario del Nord America, arrivato in Europa a partire dagli anni quaranta tramite mezzi di trasporto aerei e marittimi. Presente in Italia dall’inizio degli anni ottanta, è oggi ampiamente diffuso in Pianura Padana, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Marche. Si tratta di una specie altamente polifaga che attacca numerose piante di interesse sia agrario che ornamentale quali: acero negundo, gelso, noce, pioppo, salice, tiglio, platano, ciliegio.

Acero campestre, frassino, ontano, nocciolo, biancospino, ecc. sono detti “ospiti secondari” in quanto l’insetto su di esse non compie l’intero ciclo, ma solo la fase finale.

COME SI RICONOSCE

Adulto: farfalla lunga 11-15 mm (apertura alare: 25-30 mm) con ali o completamente bianche o bianche con serie di trasversali di piccole macchie nere.

Uova: sferiche di 0,5 mm di diametro, inizialmente giallo-verdognole poi grigiastre in prossimità della schiusa; vengono deposte sulla superficie fogliare a formare placche composte da diverse centinaia di elementi e ricoperte di peluria biancastra.

Larva: le larve neonate sono lunghe 2 mm ed hanno un colore verdastro, mentre a maturità raggiungono i 30-35 mm ed il corpo, di colore marrone con una fascia scura lungo il dorso e due fasce giallastre lateralmente, è interamente ricoperto di lunghe setole biancastre.

Crisalide: di colore bruno lucente, lunga 10-14 mm.

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DANNI

Le larve vivono a spese delle foglie che vengono avvolte da una tela sericea ed erose completamente lasciando intatte solo le nervature principali. In caso di gravi attacchi la pianta può essere defogliata interamente. Nelle alberature e nei parchi i danni sono soprattutto di tipo estetico a cui corrisponde però un danno fisiologico che si ripercuote sull’accrescimento delle piante; nel caso di piante di interesse forestale o adibite alla produzione di legna in seguito a tali attacchi si hanno gravi ripercussioni sull’incremento legnoso. Più limitati invece i danni che si riscontrano sulle piante da frutto, dato che solitamente l’infestazione interessa solo qualche ramo; sulle pomacee si sono riscontrate anche erosioni a livello del frutto.

 

BIOLOGIA

Nei nostri ambienti l’Ifantria compie 2 generazioni l’anno. Lo svernamento avviene come crisalide entro bozzoli di seta tessuti nelle anfrattuosità delle cortecce, ma anche nei muri, sotto le tegole, nelle fessure di porte e finestre, ecc.

1^ GENERAZIONE: gli adulti di prima generazione compaiono in maggio e dopo poche ore dallo sfarfallamento iniziano gli accoppiamenti e le ovideposizioni. Lo sviluppo embrionale dura 2-3 settimane al termine del quale compaiono le larve che, inizialmente, conducono una vita gregaria all’interno dei nidi sericei (visibili in giugno) costruiti inglobando via via le foglie della pianta e poi si disperdono sulla vegetazione.

Raggiunta la maturità avviene l’impupamento.

2^ GENERAZIONE: in luglio compaiono gli adulti di seconda generazione, il cui numero è superiore a quello della prima ed in agosto si osservano di nuovo le larve e i nidi. Durante il mese di settembre le larve completano, con una certa scalarità, il loro sviluppo e si incrisalidano per affrontare i rigori invernali.

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COME SI COMBATTE

Per combattere efficacemente l’Ifantria è necessario impostare una strategia di lotta integrata. In particolare:

sorvegliare nei mesi di giugno ed agosto, sulle specie più suscettibili (acero negundo e gelso) l’inizio delle fasi larvali delle due generazioni;

individuare i primi sintomi dell’infestazione, cioè la presenza di nidi sericei biancastri nella chioma, così da poter intervenire preventivamente mediante la loro asportazione e distruzione prima che le larve invadano altre piante;

al fine di abbassare il livello d’infestazione del fitofago si possono applicare, alla base del tronco o dei rami più grossi, strisce ondulate di cartone o paglia nei quali le larve troveranno rifugio per incrisalidarsi; occorrerà poi eliminare la struttura artificiale e distruggere le crisalidi prima dello sfarfallamento degli adulti;

in aree verdi, quali parchi e giardini scolastici, è auspicabile l’installazione di nidi artificiali e mangiatoie per uccelli predatori di larve di Ifantria (tortore, cuculo, storno, picchio, ecc.);

nel caso di infestazioni di elevata intensità è necessario intervenire con trattamenti insetticidi mirati alle giovani larve prima che esse vengano protette efficacemente dai nidi sericei.

In quest’ultimo caso, è possibile intervenire con preparati microbiologici a base di Bacillus thuringensis var. kurstaki (da preferirsi soprattutto negli ambienti urbani ad elevata fruizione dei cittadini per la non tossicità nei confronti dell’uomo e degli animali) quando le larve sono ancora piccole e nelle ore serali. Avendo una bassa persistenza è possibile eseguire un secondo trattamento, sempre attenendosi alle dosi indicate in etichetta.

Per quanto riguarda i formulati chimici tutti i prodotti insetticidi che agiscono per contatto o per ingestione forniscono ottimi risultati se distribuiti nei momenti adatti e con adeguate bagnature della vegetazione, ricordando sempre di privilegiare i prodotti fitosanitari autorizzati sulle piante ornamentali ed a minor tossicità.

 

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